press room  
Rootsworld (USA) – November 2004 n°287
TRI MUZIKE: Un Vègh Pes Marii
Nondas Kitsos
Tri Muzike always manage to surprise. With "Un vègh pes marii" (a strange ocean fish), they present a varied repertoire that is not fishy at all but rather fluid like an eel, calling in at ports in Turkey, Greece, their native Occitania, Romania, Cyprus and Bosnia. This flexibility is not restricted to the choice of the material but carries itself over to the entire presentation: there are traditional oriental tunes, Slavic Balkan sounds and finally a return to their roots in the Occitanian. Not that this is the complete story, as the music cavorts and caresses, getting you off your seat or forcing you into inane air-guitar poses without really knowing why, until it leads you into quite a pensive retreat. The music continually changes, evolves and gets you involved. On "Oriental Rumba" the esteemed members of Tri Muzike have certainly done their fieldwork, and executed what they found with zeal and zest. Their interpretation is spot-on, even if the heavily accented vocals create a heavily dystopian feeling in this song about "exotic women from the Orient/who are like cold water," sung by a Western European woman, Paola Lombardo.The seven members of Tri Muzike combine percussive instruments with a lot of horns to achieve their unique and deeply gratifying mix of jazz and Balkan/Oriental music. A darbouka, a trumpet, clarinet, oboe, sax, nay, kaval and zampogna as well as acoustic and electric bass, electric and classical guitar, bouzouki and laoud feature among the instruments used. Particular mention should be made about the vocals of Lombardo, who provides a constant in the rhythmic metamorphoses of the musical background.Tri Muzike create a musical canvas that has an continuity that, despite being loyal to the original versions, still sounds exotic. Their optimism and love for their repertoire is deeply contagious and although this record has its pensive, melancholic moments, it maintains a highly energizing and joyous feeling. A daring proposal, but one that succeeds on all counts, and is recommended for anyone interested particularly in Greek, Turkish or Balkan music.
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Suono – Novembre 2004 n°374
TRI MUZIKE: Un Vègh Pes Marii
Pierluigi Zanzi
“Il progetto Tri Muzike nasce a Milano nella primavera del 1997, dall'incontro di alcuni componenti della TheaterOrchestra di Moni Ovadia con altri musicisti provenienti da diverse esperienze artistiche. Il bacino del Mediterraneo, cornice e culla di scambi tra molteplici culture, rappresenta il punto d'incontro e di partenza dell'esperienza musicale del gruppo. L'intensa ricerca condotta dai suoi musicisti sulle tradizioni musicali, sui linguaggi e sulle sonorità slave, greche, ebraiche, arabe, turche e rom, conduce ad una interessante sintesi di cui il linguaggio del gruppo è inconfondibile espressione”; questo ci viene detto nel loro sito web, e del resto i nomi coinvolti dicono già, a chi abbia seguito negli anni gli spettacoli dell’”ebreo che ride”, cosa ci si potrà aspettare da questo lavoro e da questo gruppo. Il CD, però, oltre ad essere effettivamente un viaggio –davvero gradevole- nelle culture altre che popolano il mondo musicale, è comunque da considerare anche e soprattutto come opera a sé, nel senso che i brani sono tutti originali e quindi si è al cospetto di un lavoro “nuovo”, anche se è ovvio che nella struttura di ciascuna delle composizioni vi sia l’influenza profonda delle tradizioni che vengono rappresentate canzone per canzone. Con un insieme che vede sette musicisti alle prese con percussioni, chitarre, fiati, bassi e voci tutti variamente assortiti si ascoltano riferimenti espliciti e indicati brano per brano a Turchia, Grecia, Romania, Cipro, Bosnia e Occitania, tutto con gran piacere, molto buon gusto e una passione per le musiche dei popoli che va evidentemente oltre il classico prodotto di world music. I musicisti sanno il fatto loro e, senza forzature o tecnicismi, danno comunque prova delle loro capacità con la bravura di chi sa sistemare i suoni al posto giusto.
Voto Artistico: 7,5
Voto Tecnico: 7
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fROOTS (U.K.) – October 2004 N° 256
TRI MUZIKE
Un Vègh Pes Marii: A Journey In The
Mediterranean Dunya (Feimay) FY8084
Michael Hingston
Tri Muzike were formed in 1997, in Milan, by some of the musicians from Moni Ovadia's Theaterorchestra. Their first album Treo was issued in 1999, so it has been a long wait for this, but all remain from the originai line-up. The new members of the seven-piece band are Antonio Pani (percussion), Agostino Ciraci (double bass), Massimo Latronico (guitar) and Armando Ilario (accordeon). There are also guest appearances on a few tracks from Faisal Taher (vocal), Albert Mihai (accordeon) and Marian Serban (cymbalom). The musical sources for the album come from Turkey, Greece, Romania, Cyprus and Bosnia. Added to this stylistic mix is a strong jazz influence, mainly emanating from Massimo Marcer's trumpet, Patrick Novara's woodwind and Massimo Latronico's guitar. The performances are of an exceptionally high standard and the settings are inventive and draw inspiration from some unexpected sources. The most stunning track is the Occitan song Triste Es Lo Cèl, which also demonstrates the breadth of influences. The track includes funky electric guitar, complex layered polyrhythmic percussion, Lomabardo's beautifully clear vocal, a Miles Davis-inspired trumpet solo and some Eastern European-tinged ciarinet playing. Un Vègh Pes Marii roughly translates as A Strange Fish; strange but fascinating. I cannot really improve on the summary that appears on the Felmay website, "A stylistic and sensory cornucopia [sicl".
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WORLD MUSIC SETTEMBRE/OTTOBRE 2004
Pesci di Mar Mediterraneo
Intervista ai TRI MUZIKE
“Il secondo disco del gruppo affianca elementi delle culture europee vicine al Mediterraneo e linguaggi più moderni, come il jazz e la fusion”
Daniele Bergesio
Il loro è un allegro hellzapoppin di tradizioni citate, rielaborate, riplasmate ad uso di uno stile che comunque, a cose fatte, si rivela personale e omogeneo: i Tri Muzike giungono alla seconda prova dopo un primo album, Treo, che fece levare i calici sei anni or sono. Umori del Mediterraneo - senza marmellate di culture sonore: grande rispetto per le tradizioni di Nordafrica, Suditalia, Grecia, Medio Oriente, addirittura Mitteleuropa - convivono appassionatamente a fianco di arrangiamenti da big band, escursioni nella fusion, passaggi free: Un vegh pes marii, 'un curioso pesce marino, suona fresco ed energetico, ascoltabile con orecchio attento o solo divertito. Un album che allinea vibranti brani d'amore a cavalcate vorticose nella melodia più elaborata. Il fiatista Massimo Marcer ci spiega: "rispetto al primo disco, che voleva semplicemente riproporre un repertorio, questa registrazione parla sostanzialmente di noi e del nostro modo di essere artisti. Siamo cambiati in maniera sostanziale: abbiamo lavorato tantissimo su noi stessi e sulla nostra voglia di fare musica senza troppa filologia, mettendo a frutto le singole esperienze professionali e di vita". Tratto di originalità del 'pesce' è l'uso della tradizione: i testi vengono da quella, ma le musiche sono per gran parte originali. "Essendo la cultura popolare ispirazione principe per la nostra composizione musicale. c'è stato in questo lavoro una giusta mescolanza tra musiche originali e temi pre-esistenti che in seconda battuta abbiamo adattato e ricomposto. Capitolo a parte il testo di Assadaca, che Faisal Táher, con noi nel Pes in quel pezzo, ha scritto ascoltando la musica che avevamo scritto". Faisal è nome ormai noto: già con ì Kunsertu e i Dounia lo abbiamo apprezzato sui CD di WMM; ma non è il solo ospite dei Tri Muzike: troviamo anche Albert Mihai e Marian Serban. "Faisal è stato grande sia per la bravura che per la disponibilità: oltre ad aver cantato su una ritmica molto vicina alla sua terra natale si è prestato a recitare il testo che ha scritto per noi anche su una melodia klezmer, dimostrando un amore per la musica che va oltre le appartenenze e lanciando un bel messaggio di pace e solidarietà, per quanto riguarda Albert e Marian, si trovavano a Bologna nel periodo in cui registravamo il disco: abbiamo pensato di invitarli hanno dato prova di grande serietà, eseguendo un versione alquanto stravolta di un tradizionale rumeno con tanto di citazioni popolari italiane, molto lontana dai canoni esecutivi della loro cultura"; e il brano che li vede ospiti, Geamparale, è un'altra delle perle del Pes targato Tri Muzike. In effetti gli arrangiamenti saltano all'orecchio al primo ascolto per la loro ecletticità - in particolare i fiati, spesso stupefacenti nel comporre trame inaspettate e spostando semanticamente le musiche dalla Palestina al jazz, dal klezmer a Bacharach: l'arrangiamento per un gruppo come il nostro, diventa la forza sulla quale puntare; il polistrumentismo di tutti noi garantisce una ricchezza timbrica che ci permette di affrontare i generi più diversi. Sicuramente i fiati per la loro duttilità riescono a rendere e a sostenere le atmosfere più diverse, ma rispetto al nostro primo lavoro questa volta abbiamo deciso di fare un disco che desse spazio a tutte le sezioni".I primi passi di alcuni membri del gruppo sono stati accompagnati da Moni Ovadía, nume tutelare del klezmer in Italia: cosa portate con voi di questa collaborazione? "Moni è stato quello che ha permesso ad alcuni di noi di diventare amici, oltre che colleghi, e questa è forse la cosa più importante. Poi i suoi insegnamenti sulle musiche mitteleuropee fanno ormai parte del nostro bagaglio". Quindi c'è Mediterraneo, c'è Mitteleuropa, Medio Oriente... cosa significa attraversare le musiche di un continente intero? La risposta è corredata di un emblematico punto esclamativo: "Un'esaltante sfida!". Stravinta al secondo round, aggiungiamo noi.
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IL SOLE 24ORE/DOMENICA 29/8/2004
FOLKEGGIANDO
“Tri Muzike” e un concerto
Riccardo Piaggio
Non sono molti gli autori popolari contemporanei per i quali il racconto è la prova di una testimonianza e, insieme, l'occasione per parlare di sé. L'identità e la memoria diventano, per questi autori, momenti del medesimo percorso creativo, culturale e civile. «Un vègh pes marii» (Felmay, 2004) è il viaggio dei Tri Muzike nella geografia e nella memoria del Mediterraneo. Il luogo immaginario da cui comincia questo viaggio è il suono vago e insieme familiare che nasce dall'incontro della musica klezmer con la tarantella e dai paesaggi culturali della musica di, tradizione orale slava, greca, araba e rom.
E’ vocazione al nomadismo e ricerca delle radici, come rivela la valigia da emigrante che nasconde le ocarine, le zampogne e i clarinetti dei Tri Muzike. E’ musica che sa di terra, come, le mani ramose e storte dell'amico Giovanni «A Giannino» Del Sorbo, vecchio cantore contadino campano, che inventa cosá per necessità una tecnica per suonare le nacchere e parcheggia la vacca insieme alle nespole prima di salire su un palco. La musica popolare, nel senso vero, vivo, contemporaneo del termine. I Tri Muzike non parlano il linguaggio globale della World music, ma scelgono di coltivare i suoni e le parole della diversità, della mernoria creativa. L'incontro con il cantante palestinese Faisal Taher, che canta su temi della tradizione ebraica europea, è un piccolo esercizio di libertà e di tolleranza: «Le differenti culture cessano di essere percepite come causa di separazione e appaiono come opportunità dì conoscenza reciproca», scriveva Moni Ovadia nella presentazione del lìbro di Gabriele Colien e Isotta Toso, Klezmer!, uscito quattro anni fa nel momento in cui la rinascita di questa musica profana e struggente cominciava a manifestarsi, anche nel, nostro Paese, come una nuova piccola moda. Per i Tri Muzike, cresciuti nel fortunato incontro umano e creativo con la Theater Orchestra di Ovadia, la «cultura dell'alterità» diventa, per prima cosa, il segno di una musica che vive nel mondo.
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LA STAMPA 6/8/2004
Viaggio mediterraneo con le note dei Tri Muzike
Marco Basso
Questa sera alle, 21,30 secondo concerto della rassegna «Gong Tradizioni in movimento», ospitata nel cortile del Borgo Medioevale al Valentino: l'ingresso è gratuito per ascoltare Tri Muzike, gruppo nato dalla collaborazione di alcuni musicisti che abitualmente accompagnano Moni Ovadia. Sette i componenti (Paola Lombardo, voce, Antonio Pani, percussioni, Massimo Marcer, tromba, Agostino Ciraci, contrabbasso, Patrick Novara, clarinetto e sax, Massimo Latronico, chitarra e plettri e Armando Illario, fisarmonica) che, recentemente hanno pubblicato il loro secondo cd dal titolo «Un vègh pes marii»: nel dialetto dell'Appennino emiliano significa «uno strano pesce del mare». Si tratta di un viaggio attraverso le più accattivanti e diverse sonorità del Mediterraneo. Renzo Pognant, curatore di Gong, l'ha pubblicato sulla sua etichetta Dunya: per un amante dei suoni del mondo, come lui, era impossibile farsi sfuggire il gruppo emiliano che riprende le fanfare est europee, la musica gitana e kletzmer, oltre che, dal bacino orientale del Mediterraneo, le sonorità greche, cipriote e turche. Ed è in questa molteplicità di aspetti e sensazioni che la musica di Tri Muzike non mancherà di entusiasmare chi richiede alla musica capacità inventive e, allo stesso tempo, senso della tradizione.
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ALIAS / IL MANIFESTO 17/7/2004
Guido Festinese
5 anni separano l'esordio discografico dei Tri Muzike da questa nuova incisione, che ha anche un sottotitolo guida: «Un viaggio nel Mediterraneo». Dischi come questo sono necessari per rammentarci che, nei secoli, le occasioni di dialogo e di scambio di esperienze nel Sud Europa fra culture musicali contigue ma non identiche sono state fondamentali per mettere paletti di civiltà. 7 i musicisti, con la tromba svettante di Massimo Marcer, la voce intensa di Paola Lombardo a fare da guida e il concorso del clarinetto di Patrick Novara. Gli ospiti sono Faisal Taher, gran voce di Palestina, Albert Mihai alla fisarmonica, Marian Serban al cimbalom delle culture zingare. Il repertorio è frastornante, e magnificamente suonato: melodie bosniache, greche, turche, rumene, cipriote, perfino occitane. Senza paura, anche, di immettere robuste iniezioni elettriche: con un gran senso della misura.
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BLOW UP giugno 2004
Piercarlo Poggio
In occasione della recente presentazione live del nuovo disco al “Terzo Anello” di Rai3, i Tri Muzike, formazione “multietnica italiana” affermavano di aver dovuto risolvere con l’ironia il problema dell’invasione del mercato discografico da parte dei gruppi balcanici originali. In un certo senso una beffa per chi come loro si era fatto le ossa con Moni Ovadia e occupato di cose dell'Est ìn tempi non sospetti, quando il genere ancora non tirava. I Tri Muzíke (ora un setretto sempre guidato da Massimo Marcer alla tromba, Parrick Novara a clarinetti vari e Paola Lombardo alla voce suadente) hanno dovuto pertanto rifarsi una vira domandandosì il senso del loro far musica. La reincarnazione vede la luce sotto buoni auspici e la missione pare compiuta. Da una parte c'è un allargamento mediterraneo del repertorio, con risalire in Occicarna e incursioni in Turchia, in Grecia e a Cipro, dall'altra la consapevolezza che la partìta si gìoca sul terreno dell'applicazione strumentale rigorosa ma senza prendersi per l'appunto troppo sul serio. In fin dei conti in musica ciò che conta è la qualità dì quanto giunge all'orecchio, non il suo marchio doc, e dentro «Un vègh pes marii (Uno strano pesce di mare, in dialetto dell'appennino emiliano) di buona musica ce nè da vendere. (7/8)
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leggi anche le recensioni al CD "TREO"
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